Speciali? No, persone!

14 febbraio 2026

Riportiamo un post pubblicato su facebook da Boom Baskin Pesaro


Ascoltando una puntata alla radio ho sentito, come troppo spesso accade, usare un termine che sto odiando sempre di più.

Vi do un pó di contesto: due dj hanno come ospite Stefania Auci, scrittrice de “I leoni di Sicilia” che, nonostante il successo, continua a fare l’insegnante di sostegno.
S, nel sottolineare la cosa, la definisce “missione per conto di Dio” e poi, non contento, specifica che “si occupa di persone SPECIALI”.

No, “persona speciale” non è un complimento.

È un modo carino per non dire “persona con disabilità” come se questo fosse sinonimo di vergogna, come se non si potesse dire perchè ritenuto offensivo.

Mi dispiace ma dire “speciali”, “angeli”, “benedizioni” altro non è che un’etichetta zuccherosa che fa sentire a posto chi la usa, ma che continua a mettere distanza.

Le persone con disabilità (sembrerà strano ma così dovrebbero essere definite) non sono “speciali”. Non sono Angeli, esempi di vita per definizione. Sono persone, punto.

Chiamarle in quel modo non è inclusione.
È paternalismo travestito da gentilezza.

Se davvero vogliamo essere rispettosi, iniziamo dalle parole giuste.
Persona con disabilità. Senza giri di parole, senza zucchero sopra che nessuno richiede o di cui nessuno necessita se non la coscienza di chi usa certi termini.

La pazienza è finita. L’inclusione non passa dalle frasette carine, ma dal linguaggio consapevole.
Le persone disabili non hanno bisogno di essere messe su un piedistallo. Hanno bisogno di sentirsi normali.

Normali nel senso più semplice.
Con qualità e difetti.
Con talento o mediocrità.
Con giornate buone e giornate pessime.

ah, giusto per darvi una info in più. Esistono persone con disabilità stronze.
Antipatiche.
Vendicative.
Egoiste.
Esattamente come esistono persone senza disabilità che lo sono.

Smettiamola di sentirci a disagio davanti alla parola disabilità. Smettiamola di trattarli come se fossero bambini di 2 anni incapaci di avere emozioni, di capire cos’hanno intorno e di credere che a loro tutto sia dovuto perchè sono stati sfortunati.

Meno zucchero, più consapevolezza!

A.D.

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